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  • 28 Novembre 2022
  • Ultimo aggiornamento 23 Novembre 2022 11:51
  • Milano

I brand più influenti per i consumatori

Nella top ten dello studio Ipsos The Most Influential Brands 2019 compaiono Google, Amazon, Whatsapp, ma anche Mulino Bianco. Si consolida l’esigenza di avere marchi impegnati nel sociale. Ne abbiamo parlato con Fabio Ventoruzzo, vice president di Reputation Institute

I brand più influenti per i consumatori

Google, Amazon, Whatsapp. Ma anche Mulino Bianco e Visa. Tra soliti noti e qualche curiosa novità, il The Most Influential Brands 2019 elaborato da Ipsos sulle opinioni di 4.550 italiani, ha esplorato i brand che hanno maggiormente influenzato la vita quotidiana dei consumatori italiani.

Nella top ten figurano: Google, Amazon, Whatsapp, PayPal, Microsoft, Youtube, Samsung, Facebook, Mulino Bianco, Visa.

Significa che questi brand sono riusciti, più di altri, a coinvolgere il consumatore, a risultare innovativi e a trasferire un senso di fiducia e affidabilità non solo sui prodotti che vendono ma anche sulla filosofia e sui valori che sono alla base delle loro scelte di produzione.

Evidentemente altri brand hanno convinto meno, a partire da quanti hanno perso posizioni importanti rispetto alla rilevazione del 2018. Tra questi emerge Ikea (che era al decimo posto e ora al tredicesimo) e Facebook che passa dal quinto all’ottavo posto.

Entra invece Mulino Bianco, unico esponente del food che balza dalla diciannovesima alla nona posizione. E per i giovanissimi, aumenta l’importanza di Instagram.

LE SCELTE DEI CONSUMATORI GIOVANI

È necessario infatti andare oltre il ranking generale e osservare da vicino gli spaccati generazionali per capire meglio come i diversi consumatori abbiano orientato le loro scelte.

Lo studio Ipsos lo fa e ci regala aspetti interessanti.
Per esempio, per la Generazione Z (15-21 anni) l’importanza di Instagram è molto evidente. Ma solo per loro.

Il social infatti non compare in nessun’altra graduatoria. Nutella, al contrario, non risulta nel ranking generale ma per i giovanissimi è al sesto posto, al nono per i Millennials (22-35 anni) e al 10° per i Boomers (53-71 anni) le cui preferenze mostrano sempre più punti di contatto con quelle dei ventenni.

“Questo è vero ma con una differenza fondamentale” commenta Fabio Ventoruzzo, vice president di Reputation Institute. “Il vero consumatore valoriale è stato il baby boomer che è sempre stato abituato a lottare per la conquista di valori a volte anche fini a se stessi, assoluti ma estremamente validi.

La generazione Z invece oggi ha un’esigenza di urgenza alla soluzione di un problema concreto attraverso l’attaccamento a dei valori puntuali. Vuole vedere il cambiamento nel giro di pochi mesi e non di anni. E questo per le aziende è importante: o riescono ad attivare una strategia che consenta una relazione tra identità del brand e valori delle nuove generazioni che rispetti questi tempi, oppure il rapporto con il consumatore rischia di saltare”.

I VALORI SOCIALI

Il vero cambiamento in atto è infatti nei parametri con cui i consumatori valutano i brand.

Come evidenziato dallo studio Ipsos, l’attenzione principale si sta spostando sempre di più dal prodotto alla propensione del marchio a essere attivo nei confronti di tematiche universali e sociali come il rispetto dell’ambiente, dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere: il 68% degli intervistati ritiene che in futuro i brand più di successo saranno quelli che contribuiranno in modo positivo alla società e il 79% crede che sia possibile per una marca sostenere una buona causa e guadagnare.

Intervistate dall’istituto di ricerche, le aziende dichiarano di aver già avviato iniziative in questa direzione (91%) dedicate soprattutto a sostenibilità dei processi produttivi ed ecologia (75%), sostegno ad associazioni no profit ed istituzioni (51%) o salute e ricerca scientifica (38%).

“I risultati dell’interessante studio confermano la tendenza in atto da qualche anno ed è interessante che le aziende dimostrino di aver preso consapevolezza dell’opportunità che hanno in termini di posizionamento” aggiunge Ventoruzzo.

Per il consumatore infatti, oggi l’azienda può incarnare dei valori che altri non incarnano. “Tutto nasce da un cambiamento radicale della società. Dato che le persone non si sentono rappresentate dallo Stato, cercano altre entità in grado di avere una leadership su alcuni temi sociali che impattano nella loro vita quotidiana.

A esserci riuscite meglio, e prima di altre, sono state le aziende del mondo tech che non si sono limitate a guardare al business, ma hanno coinvolto i consumatori intorno a una promessa più ampia, più valoriale o identitaria fornendo loro una proposta di visione del mondo davanti alla quale si sono attivati immediatamente”.

Lo studio Ipsos rafforza dunque una via già segnata da tempo.

“Se prima le iniziative di responsabilità sociale delle aziende rientravano in una strategia separata da quella strettamente legata al business di prodotto, oggi devono essere strettamente integrate. È l’unico modo per continuare ad avere risultati” come spiega Ventoruzzo e come Google, Amazon, Whatsapp e Mulino Bianco dimostrano.

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