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  • 25 Febbraio 2020
  • Ultimo aggiornamento 20 Febbraio 2020 09:24
  • Milano

Arredamento, negozi e online: la ricetta per stare al passo

Torna l’attenzione ai punti vendita fisici che devono comunicare al consumatore la loro capacità di personalizzare il servizio di consulenza. E unirsi, per trovare sinergie e diventare competitivi su web e social marketing

Arredamento, negozi e online: la ricetta per stare al passo

Si fa un gran parlare negli Usa del ritorno ai negozi fisici da parte di numerosi brand della grande distribuzione, del settore del lusso e dell’arredamento in chiave ovviamente contemporanea: integrazione con l’online, servizi aggiuntivi personalizzati, un mix di offerte in grado di attirare anche i consumatori persi durante l’ubriacatura del boom del commercio digitale.

Il tema è di grande attualità non solo negli Stati Uniti ma in tutta Europa e anche, ovviamente, in Italia. E riguarda tutti i settori, compreso quello dell’arredamento.

SEGUIRE LE NUOVE ABITUDINI

È vero che nessuno potrà restituirci il mercato pre-crisi che ha colpito il settore dei mobilifici tradizionali e che ha causato la chiusura e l’emorragia di molti negozi e punti vendita di piccole e medie dimensioni, ma è indubbio che dopo questa ondata rivoluzionaria qualcosa ora stia cambiando.

Il mondo digitale ha cambiato prima di tutto le abitudini dei consumatori e ha reso vitale per il negozio fisico l’esigenza di adeguarsi al comportamento di chi compra anche online.

Nell’arredamento, in particolare, l’e-commerce si aggira tra il 6% e il 7% mentre raggiunge il 10% circa negli Usa

IL CONTATTO UMANO

Oggi la grande differenza del punto vendita fisico sta nel fatto di offrire servizi che difficilmente potranno essere espletati online. Non c’è tecnologia o intelligenza artificiale che tenga davanti alla necessità di un contatto umano o di una consulenza personalizzata per le proprie esigenze di arredamento. La vera sfida è riuscire a creare un mix di esperienze che il consumatore può fare nel punto vendita, diverse da quelle che trova già online.

È indubbio che il settore dell’arredamento goda di un vantaggio maggiore nel percorrere questa strada, insito nella natura stessa del business: i prodotti del comparto hanno necessità di essere visti, toccati e in molti casi provati e questo salvaguarda di più dall’effetto showrooming, ovvero da quella tendenza che sta colpendo sempre più il commercio e per la quale si va a vedere un prodotto in un negozio per comprarlo poi online.

La sfida risiede nel far diventare il transito nel punto vendita un’occasione affinché il cliente concluda la sua esperienza di acquisto lì e non sul web.

QUANTO PESA L'E-COMMERCE

Nel pianificare le giuste strategie è anche necessario tornare a guardare il fenomeno con una corretta chiave di lettura.

Diversi studi di settore solo cinque anni fa dicevano che nel 2020 il 50% degli acquisti sarebbe stato online e il restante 50% avrebbe ancora riguardato i negozi.

In realtà questa previsione non si è realizzata. Nell’arredamento, in particolare, l’e-commerce si aggira tra il 6% e il 7% mentre raggiunge il 10% circa negli Usa.

La percentuale è ancora piccola, ma cresce nel tempo in termini di valore. Per questo va tenuta alta la barra dell’attenzione e il fenomeno non va comunque sottovalutato.

Ci sono esempi, soprattutto sui mercati asiatici, di grandi rivoluzioni di punti vendita dove si cerca di dare al consumatore una vera e propria esperienza creativa che poco ha a che fare con il prodotto venduto e ha più l’obiettivo di creare un luogo dove la persona possa sentire esaudito il suo bisogno di comunicare: fast food che creano aree di e-gaming, negozi di abbigliamento che realizzano vere gallerie d’arte.

LA PROSSIMA SFIDA

Non è detto che sia necessario (raggiungere) arrivare a questi eccessi per raggiungere l’obiettivo di fidelizzare il consumatore: la sfida è trovare la formula giusta partendo dal presupposto che un negozio che non ha adeguato la sua struttura tecnologica e soprattutto la sua strategia di marketing alle esigenze attuali difficilmente riuscirà a restare in vita a lungo.

Per esempio non è più necessario come in passato avere un grande assortimento.

Al centro va posto il servizio che deve essere percepito come valore aggiunto e adeguatamente valutato. E nell’arredamento “servizio” fa rima con “progettazione”. È questo l’aspetto che va valorizzato e comunicato all’esterno cercando sinergie negli altri settori di attività.

WEB E SOCIAL MARKETING

Non è un caso infatti che in questi anni di rivoluzione del mercato, chi nel settore dell’arredamento ha lavorato nell’ottica dell’aggregazione ha poi trovato un riscontro positivo nel business: una visione aperta, piccoli investimenti singoli che insieme sono diventati un unico investimento grande e che hanno consentito di acquistare tecnologia adeguata a sopravvivere in questo nuovo mercato mettendo al centro il web marketing e il social marketing che, se ben gestiti, hanno portato dei risultati importanti.

La strada è tracciata. Bisogna avere il coraggio e la visione di lungo periodo per seguirla.

Mauro Mamoli
contributor
Laureato in architettura al Politecnico di Milano, Mauro Mamoli è Presidente di Federmobili dal 2013. Dopo la collaborazione con uno studio di architettura dal 1990 al 1997, nel 1998 progetta il punto vendita di arredamento, porte e finestre Casa Design By Belgo che gestisce fino al 2005. Nel 2006 entra nella Società Casa Design s.r.l. e continua ad occuparsi del settore arredo all’interno del punto vendita fino al Maggio 2011. Nel 2000 si avvicina al mondo associazionistico di Federmobili e nel 2002 partecipa alla costituzione del Gruppo Giovani Imprenditori, diventandone il primo Presidente. Dal 2004 è entrato a far parte del Consiglio Nazionale della Federazione e dal 2009 al 2013 ricopre la carica Vicepresidente Vicario e di Project Manager per la collaborazione con Verona Fiere. Dal 2013 è membro del Consiglio Nazionale di Confcommercio Imprese per l’Italia. Tra gli incarichi ricoperti c’è inoltre quello di Presidente di Webmobili Srl e di Presidente di Innova.com.

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