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  • 26 Novembre 2022
  • Ultimo aggiornamento 23 Novembre 2022 11:51
  • Milano

Social media e consumatori: dalla community al social selling, cosa è cambiato

Facebook, Tik Tok, Instagram. A ogni social corrisponde un'esigenza di interazione con i brand di riferimento. Ecco come tutto questo accade. In attesa di capire quale impatto avrà sui consumi il Metaverso

Social media e consumatori: dalla community al social selling, cosa è cambiato

Instagram, TikTok, Facebook, Pinterest e Twitter: per i brand i social media sono diventati uno degli strumenti più immediati ed efficaci per mettersi in relazione con il proprio target e attraverso i quali intercettarne gusti e interessi per fornire proposte mirate in base ai diversi bisogni. Se solo qualche anno fa ci avessero detto che oggi avremmo fatto acquisti attraverso queste piattaforme, non ci avremmo creduto. E invece è così. Come siamo arrivati a tutto questo?

Nella comprensione di questo meccanismo ci vengono in aiuto, ancora una volta, le neuroscienze: quando si creano nuove abitudini, come quella di trascorrere molto tempo sui social, che entrano a far parte della nostra quotidianità, il cervello si trova in una comfort zone in cui è pronto a decidere con meno incertezza.

SOCIAL SELLING E PASSAPAROLA DIGITALE

Il social selling sta crescendo rapidamente, facendo leva su due caratteristiche interessanti per i brand.

In primis i social network, come molti strumenti digitali, consentono di mappare le ricerche che facciamo, identificando così le nostre preferenze. È un aspetto importante che permette ai brand di personalizzare i messaggi, comunicando con precisione i propri caratteri distintivi al target di riferimento.

In secondo luogo, poiché il potere del network si esprime attraverso la community, i meccanismi di interazione impattano anche sulle scelte di consumo dei singoli, in base al principio dell’influenza sociale. Di cosa si tratta?
Una ricerca condotta da OttosuNove nel 2021 per capire l’importanza dell’influenza sociale sulla memorabilità degli annunci su Facebook, ci aiuta a comprendere proprio questo meccanismo: su alcune categorie merceologiche come cibo, abbigliamento o automobili, il fatto di sapere che un determinato bene sia piaciuto anche a un altro esponente della propria rete aumenta del 33,75% la possibilità di andare a cliccare la proposta commerciale su quel bene.
Si tratta, di fatto, della forza del passaparola digitale.

AD OGNI SOCIAL IL SUO CONSUMATORE

Queste caratteristiche sono trasversali a tutte le piattaforme di social network. Ve ne sono però anche altre più specifiche e peculiari a ciascuna piattaforma, che dipendono dalle diverse targettizzazioni, anagrafiche e socioculturali, del popolo che le anima.

Facebook, ad esempio, rappresenta oggi una piattaforma generalista frequentata in maggioranza da persone non più giovanissime e disposte a leggere contenuti testuali.

Preferibilmente ai più giovani si rivolgono invece TikTok e Instagram. In particolare, quest’ultima è caratterizzata da una struttura che privilegia il racconto iconografico, ovvero esposto attraverso immagini, video e reel che rappresentano uno strumento di storytelling molto potente poiché immediatamente fruibile a livello cerebrale e in grado di attirare l’attenzione del pubblico, pur racchiudendo tutti gli elementi, anche sensoriali e di contesto, di un brand o di un prodotto.

TikTok, invece, punta alla costruzione di relazioni virtuali basate essenzialmente su un dialogo molto diretto ed informale, con un approccio friendly anche per il cervello. Meno sofisticata rispetto ad Instagram nelle modalità di presentazione dei post, questa piattaforma apre spazi interessanti per quelle realtà che faticherebbero a elaborare su Instagram un palinsesto di contenuti più qualitativi, da aggiornare frequentemente.

E IL METAVERSO?

L’evoluzione del mondo social, in ottica di condivisione e di scambio, sembra oggi trovare la sua proiezione futura nel Metaverso, ovvero la convergenza tra realtà virtuale, realtà aumentata e realtà fisica in una piattaforma condivisa. Non è ancora chiaro che impatto avrà sulle vite delle persone e sulle loro scelte di consumo.

Di certo, dal punto di vista cerebrale, un primo ostacolo potrebbe essere rappresentato dalla limitata sensorialità dell’esperienza e quindi dalla sua minore interazione, che è oggi così sentita dalla società e che nel Metaverso viene invece a mancare.
L’esperimento di Second Life (che sarebbe dovuto diventare il marketplace del futuro) ci ha insegnato quanto realizzare esperienze così concettualmente vicine a quelle reali, ma fattivamente lontane perché prive di relazione autentica, sia fallimentare.
Percepiamo i contenuti artificiali come meno rilevanti.

Il metaverso riuscirà ad inserirsi nella realtà quotidiana di tutti, aggiungendo nuove esperienze di interazione e co-creazione, diventando così un’estensione della nostra vita reale?

contributor
È fondatore e CEO di OTTOSUNOVE, agenzia di comunicazione indipendente con sede a Torino (Italia) che sviluppa progetti di brand development, in store marketing e retail design, seguendo il cliente lungo tuttoo il suo percorso d’acquisto. È membro del Comitato Esecutivo di CERTAMENTE, la più importante conferenza di neuromarketing in Italia. È inoltre Ambasciatore del Festival Della Crescita, organizzato da Future Concept Lab e content contributor per La Repubblica – Affari e Finanza e per engage.it.

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