Realize
  • 25 Ottobre 2020
  • Ultimo aggiornamento 24 Agosto 2020 09:03
  • Milano

Consumi e pubblicità: perché oggi serve più comunicazione

I consumatori vogliono aziende e brand vicini e proattivi. E hanno interesse nel sapere come si stanno organizzando per la salute delle persone

Consumi e pubblicità: perché oggi serve più comunicazione

La vicinanza. È questo il termine chiave che caratterizzerà la relazione tra consumatore e aziende nel prossimo futuro. E la vicinanza passa per la comunicazione. L’ultima indagine di Kantar svolta durante questi mesi di espansione dell’epidemia di Covid-19 su oltre 25 mila consumatori provenienti da più di 30 paesi (di cui 1.000 dall’Italia), lo dice chiaramente: solo l’8% suggerirebbe alle aziende di non fare più pubblicità. Non è questo il momento di smettere di comunicare.

IL RUOLO SOCIALE DIRETTO

La rivoluzione maggiore si è avuta proprio in questo: la principale aspettativa dei consumatori è rivolta al ruolo sociale diretto che devono avere le imprese.

Vogliono che tengano conto della salute dei propri dipendenti come impegno primario. Di più: il 78% si aspetta che si prendano cura di loro e il 62% chiede di favorire lo smart working. Auspicano che supportino gli ospedali (41%) e aiutino i governi (35%) e si aspettano che le campagne pubblicitarie abbiano un impatto positivo sulla società.

Il che significa parlare di come il brand possa essere utile nella “nuova” vita di tutti i giorni, comunicare gli sforzi fatti per affrontare e migliorare la situazione, usare un tono rassicurante.

Questa è davvero una novità che mostra come tutti abbiano capito di essere interconnessi e soprattutto accomunati da una situazione che può toccare allo stesso modo nei suoi aspetti più negativi e preoccupanti legati alla crisi economica che seguirà quella pandemica.

I DUBBI DEI BRAND

Con l’aumento del numero di casi di coronavirus a livello globale e l’introduzione di norme più severe in materia di distanziamento sociale, i marchi hanno infatti continuato a chiedersi se fosse opportuno continuare a fare pubblicità. E, soprattutto, in che modo.

Credit: GettyImages

 Nell’era pre-Covid19 investire in comunicazione significava mettere il marchio in una posizione più forte rispetto a chi non sceglieva di scommetterci. Oggi il loro timore è di essere “fuori luogo”, di infastidire il consumatore provato dalla situazione generale.

Al contrario l’indagine ha mostrato come continuare a dialogare significhi per il consumatore non solo fornire un senso di normalità ma anche di distrazione e fuga da una realtà che risulta per tutti pesante e difficile. Ovviamente è preferibile non vedere contenuti su prodotti che la gente non può più comprare o su servizi che attualmente non si è più autorizzati a utilizzare.

IL NUOVO LINGUAGGIO

Ma non solo. Deve cambiare anche il linguaggio. I consumatori si aspettano che la comunicazione abbia un impatto positivo sulla società e in particolare vogliono sapere come il brand sia utile nella “nuova” vita di tutti i giorni e quali sforzi stia facendo per affrontare e migliorare la situazione.

Il tutto sempre e comunque con un tono rassicurante, senza mai “promuoversi” né usare toni umoristici.

Il consumatore nell’azienda e nel brand vuole trovare un compagno di sventura, che si mostri attivo, propositivo, dinamico e soprattutto presente, vicino. Per tentare di superare la crisi. Fidandosi a volte più di lui e delle sue politiche sociali che di quelle delle istituzioni.

Federico Capeci
contributor
CEO Kantar in Italia, Grecia & Israele - Insights Division Federico ha maturato una lunga e consolidata esperienza in ambito consumer insight, avendo lavorato sia all’interno di agenzie che lato cliente (Coca-Cola Italy), maturando un forte focus nella crescita del business, attraverso Innovazione e di digital transformation. Si è formato dal punto di vista manageriale attraverso alcune start up: riposizionando ed esportando in Spagna e Francia prima, OTO Research (FullSIX Group), e successivamente lanciando Duepuntozero Research, una digital e social media research boutique che dopo una forte crescita è stata acquisita da DOXA. Federico è un esperto in digital marketing e innovation in consumer insight. È apprezzato speaker in convegni nazionali ed internazionali, grazie ai contenuti da lui elaborati in ambito Millennials, Digitale e Brand Management, veicolati in modo coinvolgente grazie ad uno stile inspiring e al tempo stesso educational. È professore a contratto all’Università Cattolica del Sacro Cuore e alla Business School del Sole 24 Ore. Nel 2014 ha scritto il suo primo libro “#Generazione2.0” sui Millennials italiani (www.generazione20.it) e nel 2017 “Post Millennial Marketing” (www.postmillennialmarketing.it ), edito sempre da Franco Angeli e tradotto in lingua inglese. Entrambi sono stati presentati per il loro lancio al Parlamento Italiano a Roma.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *