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  • 28 Novembre 2022
  • Ultimo aggiornamento 23 Novembre 2022 11:51
  • Milano

Aziende inclusive e consumatori: un legame che cresce

Le due recenti campagne dei colossi del largo consumo Unilever e P&G dicono chiaramente che essere inclusivi e tutelare le minoranze oggi è un must. Soprattutto con una pandemia in corso che aumenta le disuguaglianze. Ma di certo questo è il momento del “fare”. E non solo del “dire”

Aziende inclusive e consumatori: un legame che cresce

L’ultimo in ordine di tempo è stato il colosso Unilever. Ha annunciato l’avvio di un programma di attività dedicate alla creazione di una società “più equa e inclusiva” attraverso il miglioramento degli standard di vita delle persone e delle aziende che operano lungo la propria catena del valore. Il programma consiste in diversi step.

  • Offrire alle persone che forniscono beni e servizi all’azienda un salario o reddito adeguato entro il 2030;
  • Aiutare 5 milioni di pmi che seguono la linea di business a migliorare i processi produttivi (entro il 2025);
  • Investire entro il 2025 circa 2 miliardi di euro all’anno in favore di piccole e medie imprese di proprietà e gestite da donne, minoranze razziali, persone con disabilità e soggetti appartenenti alla comunità LGBTQI;
  • Creare nuovi modelli di occupazione per i dipendenti che tengano conto dei valori dell’inclusione;
  • Offrire a 10 milioni di giovani entro il 2030 delle competenze di base per la preparazione al mondo del lavoro.

Questo è bastato per attirare intorno ai brand del gruppo nuova attenzione e riconoscenza da parte dei consumatori. Del resto, diversi studi hanno messo in luce che cresce il numero di consumatori che preferiscono brand inclusivi e di imprese che investono in politiche di Diversity&Inclusion.

AL BANDO L’EMARGINAZIONE. SPAZIO ALLA FORMAZIONE

La campagna Unilever è interessante e, come sempre nel caso dei grandi brand, costruita in modo professionale. Arriva finanche ad abolire nella propria comunicazione la parola “normale”. Una scelta coraggiosa, anche se sarà stata sicuramente oggetto di un’attenta valutazione frutto di studi realizzati da Unilever che devono aver evidenziato il cambiamento del pubblico nei confronti del tema: da qui la decisione di evitare termini che possono far sentire escluse ed emarginate alcune persone.

Sulla stessa strada va anche il progetto Aula 162, partito a gennaio, e che vede la collaborazione di P&G con l’associazione NEXT. Si tratta di un intervento di inclusione lavorativa finalizzato a fornire formazione gratuita a persone in difficoltà con l’obiettivo di inserirle in aziende che hanno bisogno di manodopera e spesso non la trovano. Una scelta che, ha dichiarato l’azienda, dà maggiore concretezza al programma di cittadinanza d’impresa “P&G per l’Italia”.

“FARE” E NON SOLO “DIRE”

Non è certo un caso che due colossi del largo consumo come P&G e Unilever abbiano deciso di tornare sul tema dell’inclusione proprio ora. In un periodo in cui crescono le disuguaglianze sociali (anche a causa della pandemia) molte persone chiedono alle imprese di assumere una posizione su importanti temi sociali e ambientali. Continua a crescere l’attenzione all’inserimento in azienda di persone con una diversa abilità e si inizia a considerare positivamente anche l’apertura nei confronti di persone con tradizioni culturali differenti.

In generale i consumatori apprezzano sempre di più le imprese che dimostrano la loro responsabilità sociale con azioni precise. Anche nella comunicazione pubblicitaria, infatti, è necessario abbandonare i messaggi autocelebrativi e privilegiare la narrazione di azioni che testimonino nei fatti come l’organizzazione contribuisce alla crescita della cultura del rispetto dell’altro.

Comunicare infatti non basta: prima di dire bisogna fare. Anche per questo alcune aziende si stanno impegnando per essere effettivamente inclusive: hanno capito che il mercato chiede un cambio di rotta nel modo di gestire l’organizzazione e di governare la relazione con gli stakeholder interni ed esterni.

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Si occupa di comunicazione da molti anni affiancando alla consulenza l’attività di docenza e di saggistica. Nel 2002 fonda con Giacomo Ghidelli Koinètica, prima realtà in Italia dedicata alla responsabilità sociale d’impresa. Dal 2005 organizza manifestazioni di rilievo nazionale: tra le altre, Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale, il più importante evento in Italia dedicato alla sostenibilità. Nel 2014 dà vita al blog CSR e Dintorni dove ad oggi ha pubblicato oltre 800 articoli. Nel 2015 crea la rete CSRnatives, un network di studenti universitari e neolaureati appassionati di sostenibilità che oggi conta oltre 280 membri. Nel 2019 dà vita con Koinètica a 2031, una community di persone che credono nella sostenibilità, una piattaforma per ascoltare e informarsi ma anche per farsi sentire, uno spazio per condividere articoli, interventi, filmati, notizie, approfondimenti. Per andare oltre gli obiettivi dell’Agenda 2030. Rossella è docente di Comunicazione sociale e istituzionale all’Università degli Studi di Milano e di Marketing non convenzionale all’Università Cattolica di Milano ed è autrice di numerosi libri. Tra i più recenti: Sostenibilità Competitività Comunicazione. 20 idee per il futuro (EGEA, Milano 2018); Comunicazione e sostenibilità. 20 tesi per il futuro (EGEA, Milano, 2016); La comunicazione sociale (Carocci, Roma, 2014, con F.R. Puggelli); Oltre la CSR (De Agostini Isedi, Roma, 2009, con L. Ferrari e S. Renna). Dal 2019 Rossella è Presidente di FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana. Da alcuni anni è membro del CdA della Fondazione Pubblicità Progresso e del Consiglio Direttivo del CSR Manager Network.

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