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  • 23 Febbraio 2024
  • Ultimo aggiornamento 22 Febbraio 2024 09:57
  • Milano

Sostenibilità e packaging, il consumatore chiede di più

Il 92% dei consumatori guarda agli imballaggi che si rivelano un driver di scelta nel 28% dei casi. I dati Ipsos e Nomisma

Sostenibilità e packaging, il consumatore chiede di più

Il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova l’uomo che lo ha causato? È indubbio, e la recente alluvione in Emilia-Romagna ne è l’ennesima, triste dimostrazione. Ma gli italiani restano sempre degli inguaribili ottimisti: recenti dati raccolti in due indagini Ipsos (Ipsos Public opinion on climate change e Ipsos Mapping the journey to sustainable pack) rilevano innanzitutto un diffuso sentimento di speranza e fiducia: per la metà dei cittadini non è troppo tardi per fare qualcosa e il 70% è consapevole dell’elevatissimo impatto positivo dei piccoli gesti quotidiani.

Anche la collaborazione tra governi, cittadini e imprese è considerata un elemento cardine della transizione verde dalla maggioranza dei cittadini: la cooperazione tra Paesi, infatti, sembra essere imprescindibile per il 78% della popolazione, convinta anche della necessità di includere nei trattati internazionali norme che impongano a produttori e retailer di ridurre e riciclare gli imballaggi.

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LA PERCEZIONE DEL PACKAGING NEL MONDO...

I risultati dello studio Ipsos dedicato al packaging mostrano come questo aspetto sia ormai considerato cruciale dal 41% della popolazione mondiale ed evidenziano che le problematiche legate all’accumulo e allo smaltimento dei rifiuti rappresentano la terza preoccupazione dopo il cambiamento climatico e gli eventi climatici estremi.

Uno degli aspetti indagati dalla ricerca è la percezione di sostenibilità dei materiali da imballaggio: qual è quello considerato più green dai consumatori tra plastica, vetro, cartone e metallo? Sorprendentemente, nessuno: non esiste un solo materiale considerato universalmente sostenibile perché determinanti si rivelano contesto e utilizzo, con variazioni nelle risposte non solo da Paese a Paese ma anche all’interno dello stesso mercato.

Così come non esiste un solo materiale green, non esiste nemmeno un consumatore tipo: a diversi livelli di preoccupazione e attivismo corrispondono atteggiamenti significativamente diversi nei confronti dei materiali di imballaggio. Quello che è certo, invece, è che la maggior parte dei consumatori non è propensa a spendere di più per la sola maggior sostenibilità di un prodotto.

... E PER I CONSUMATORI ITALIANI

Ma come si colloca l’Italia in questo quadro? Per capirlo ci siamo fatti aiutare da Valentina Quaglietti, Senior Project Manager e Responsabile Osservatori Clienti di Nomisma. “Il tema della sostenibilità nel nostro Paese è particolarmente sentito e il grado di consapevolezza altissimo, tanto che dal nostro Osservatorio Packaging del Largo Consumo emerge che l’87% degli italiani reputa molto grave l’attuale situazione del pianeta, con 23 milioni di nostri concittadini preoccupati in particolare dall’innalzamento delle temperature e convinti che la tutela dell’ambiente debba essere una priorità per tutti, dalla politica nazionale e comunitaria a imprese e retailer. La sostenibilità è un aspetto complesso da valutare, di conseguenza è nutrito il gruppo di coloro che si dichiarano preoccupati perché temono di non saper riconoscere eventuali pratiche di greenwashing (26%).”

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“Per gli italiani in particolare”, continua Quaglietti, “la sostenibilità passa anche per la tavola: i prezzi dei prodotti sono ancora un elemento guardato con attenzione ma la sostenibilità del packaging, pur non essendo una caratteristica propria del prodotto in sé, ha un peso specifico sempre più alto. Le caratteristiche dell’imballaggio vengono prese in considerazione dal 92% dei consumatori e si rivelano un driver di scelta nel 28% dei casi”.

QUANDO IL PACKAGING È GREEN

Packaging
Credit: GettyImages

Dall’Osservatorio di Nomisma emergono con chiarezza gli elementi che portano i consumatori a considerare green una confezione: “Per gli italiani il tema della riciclabilità è molto importante e rappresenta il principale aspetto di valutazione nel 42% dei casi: vengono considerati sostenibili gli imballaggi che contengono materiali riciclati e quelli compostabili o biodegradabili. C’è anche una quota di intervistati, pari al 10%, che indica come sostenibile la plastica da fonte fossile ma è importante sottolineare che lo fa in virtù della sua riciclabilità. Una delle caratteristiche più ricercate dai consumatori è l’assenza di overpackaging: il 58% preferisce prodotti che non siano imballati con più materiali dell’effettivamente necessario a garantire l’integrità e la sicurezza di un prodotto”.

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L'IDENTIKIT DEI CONSUMATORI

La fotografia scattata dall’Osservatorio di Nomisma è nitida: per i consumatori italiani la sostenibilità deve far parte del prodotto e del suo packaging, sono lontani i tempi in cui veniva considerata un valore aggiunto. La scarsa disponibilità a pagare di più un prodotto con caratteristiche di sostenibilità, dato in linea con quello globale, deriva proprio da questa considerazione. È vero per tutti?

“Ci sono delle differenze e sono generazionali”, risponde Quaglietti, “La capacità di spesa è inversamente proporzionale all’età: più si abbassa più l’attenzione all’ambiente aumenta (le generazioni Z e Alpha sono le più attiviste) ma poiché spesso i prodotti con caratteristiche di sostenibilità sono più costosi a scaffale sono i Baby Boomers ad acquistarli più volentieri”.

“Oltre alla capacità di spesa, si possono individuare dei cluster in base al diverso approccio alla sostenibilità: la maggior parte dei consumatori (45%) si dichiara preoccupata ma non agisce per l’ambiente in maniera troppo convinta o continuativa, mentre il 21% assume un atteggiamento che definiamo pragmatico: è consapevole della gravità della situazione, agisce in ottica sostenibile ma è anche concentrato su altre problematiche concrete, come l’inflazione. Il gruppo di coloro che dichiarano apertamente di non essere interessati al tema della sostenibilità è ad oggi il meno numeroso: solo il 9% della popolazione pensa che si tratti di allarmismi esagerati”.

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