Realize
  • 28 Gennaio 2020
  • Ultimo aggiornamento 27 Gennaio 2020 16:36
  • Milano

Riciclo ed economia circolare: storie anti – spreco

Residui di arance che diventano tessuti e carta da cucina, rivestimenti del caffè che si trasformano in plastica. Sempre più imprese studiano forme di recupero sostenibile e sempre più consumatori usano app e piattaforme per abbattere gli sprechi

Riciclo ed economia circolare: storie anti – spreco

Dalla crisi del 2008 in poi ci si è resi conto che, dal punto di vista della sostenibilità, il nostro modo di consumare presentava una serie di problemi, soprattutto relativamente agli sprechi.

Basti pensare che in Italia, ogni anno, si buttano 20 milioni di tonnellate di cibo per circa 15 miliardi di euro di valore, pari allo 0,9% del nostro PIL.

Questo tema, negli anni, ha generato una doppia esigenza: rimettere in circolo prodotti destinati alla distruzione e riutilizzare materiale che, in un primo momento considerato scarto, può invece diventare materia prima per nuovi prodotti in altri settori produttivi, nell’ottica dell’economia circolare.

Il tutto per rispondere a una doppia esigenza: quella dei consumatori, sempre più sensibili ai temi della sostenibilità ambientale, dell’anti-spreco e della tutela dell’ambiente e quella delle imprese chiamate a rispondere a questo tipo di esigenza, e interessate anche a risparmiare e ottimizzare la produzione attraverso il riciclo.

Oggi, in effetti, per un’impresa non schierarsi a favore della sostenibilità significa condannarsi a essere relegati nella schiera dei “cattivi” da parte dei consumatori che, al contrario, sono sempre più attenti a questi temi.

È così che sono proliferate molteplici iniziative, siti, app che vanno in questa direzione.

INIZIATIVE ANTI SPRECO

Se si guarda alle iniziative volte a evitare lo spreco, in Italia una delle prime e tra le più note è LMSC – Last Minute Sotto Casa, nata a Torino.

Il funzionamento è molto semplice: si scarica la app o ci si registra sul sito e si ricevono messaggi da parte dei negozi aderenti all’iniziativa, con le offerte di vendita a prezzi scontati relative a prodotti in scadenza ma ancora buoni e destinati altrimenti allo smaltimento.

Ad avvantaggiarsene sono in tre:

  • il negoziante, perché non spreca, recupera almeno il capitale investito nel prodotto e attira nel suo punto vendita anche clientela nuova che potrebbe ritornare;
  • il consumatore, che risparmia su prodotti e contribuisce ad evitare gli sprechi con un acquisto ecologico;
  • l’ambiente, perché si riducono i rifiuti e gli sprechi.

LE MAGIC BOX E GLI SCONTI

Una seconda app interessante è stata sviluppata da una società danese ed è presente anche in Italia: Too Good To Go.

I commercianti che vi aderiscono non mettono in vendita un articolo specifico, ma distribuiscono delle “magic box”, scatole che contengono alimenti o prodotti ancora buoni ma prossimi alla scadenza con in più l’elemento della sorpresa.

Con la stessa logica lavora anche un’altra app italiana, MyFoody, che dichiara 50 mila clienti attivi e 40 mila followers. In questo caso però, tra gli esercenti compaiono anche grandi nomi della gdo come Coop e Lidl Italia che oltre a ridurre lo spreco, scommettono sul fatto che un consumatore che si rechi nei loro punti vendita per ritirare l’alimento prenotato online, probabilmente acquistare anche altri articoli.

Più locali ma ugualmente efficienti sono le app Regusto e Avanzipopolo 2.0.

La prima, nata sotto la spinta di un gruppo di imprenditori umbri, ha la stessa logica di Too Good To Go ma in questo casp gli esercizi commerciali di riferimento sono ristoranti, pizzerie e negozi al dettaglio che presentano uno sconto del 50% sul prezzo di listino dei prodotti da ritirare in alcune ore del giorno.

Vengono consegnati in contenitori biodegradabili e compostabili mostrando dunque una grande attenzione all’ambiente.

Molto più social è Avanzipopolo 2.0 nata a Bari e oggi presente anche a Torino. È una piattaforma per lo scambio di cibi vicini alla scadenza che vengono postati in attesa di qualcuno interessato a prenderli, gratuitamente. Una vera e propria piazza di baratto.

NON SOLO CIBO

Uscendo dalla sfera del cibo, è interessante il sistema creato intorno al sito Freecycle.org nato dall’idea di un ambientalista dell’Arizona negli Stati Uniti d’America, Deron Beal, e oggi attivo in 51 paesi del mondo per un totale di 10 milioni di persone coinvolte.

La tecnologia utilizzata è elementare, il funzionamento chiarissimo: ci si iscrive al gruppo della città in cui si vive e con un messaggio si può offrire un prodotto di cui ci si vuole disfare a condizione che sia distribuito gratuitamente.

L'ECONOMIA CIRCOLARE

Se si vanno a guardare invece le iniziative nell’ambito dell’economia circolare, una storia interessante viene da Orange Fiber, nata dall’idea di due catanesi, la fashion designer Adriana Santanocita e l’esperta di comunicazione Enrica Arena in collaborazione con il Politecnico di Milano.

Attraverso il riutilizzo degli scarti della produzione di arance (700 mila tonnellate ogni anno da smaltire) vengono realizzati tessuti di altissima qualità destinati al settore della moda di lusso.

La prima applicazione porta la data del 2017 quando Ferragamo lanciò la Ferragamo Orange Fiber Collection. Più di recente H&M nel 2019 ha realizzato una collezione premium con materiali riciclati e sostenibili tra cui anche un top in Orange Fiber.

Sempre dagli scarti di arance, mais, caffè, bucce, polpe, semi e scarti dei succhi di frutta nasce Crush, la carta biodegradabile prodotta da Essity (che controlla, tra gli altri, anche i marchi TENA, Nuvenia, Tempo) che la utilizza per la produzione di tovaglioli, carta da cucina, fazzoletti e carta igienica biodegradabili e biocompostabili, al 100% realizzati in siti italiani, utilizzando risorse di sottoprodotti agroindustriali con basso impatto ambientale, e riducendo lo sfruttamento delle foreste dato che questo materiale sostituisce fino al 15% della cellulosa proveniente dagli alberi, dando vita, così, ad un circolo virtuoso di economia circolare.

Un ultimo ma interessante esempio è quello della Ford, che ha deciso di utilizzare il rivestimento dei chicchi di caffè utilizzati nei fast food McDonald’s per farne delle componenti per le proprie autovetture.

Attraverso un processo di ricerca, è stato infatti dimostrato che questa parte del caffè può essere trasformata in modo estremamente funzionale in materiale durevole per componenti come gli alloggiamenti dei fari, con capacità termiche addirittura migliori della plastica tradizionale e con un consumo di energia inferiore anche del 25% per la loro produzione.

Carlo Ricciardi
Ho avuto la fortuna di poter trasformare la curiosità per tutto ciò che mi circonda e la passione per la tecnologia in una professione ricca di stimoli. Da 25 anni ricopro il ruolo di Ricercatore presso l’Istituto Future Concept Lab di Milano

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *