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  • 28 Novembre 2022
  • Ultimo aggiornamento 23 Novembre 2022 11:51
  • Milano

I consumatori: le differenze dopo un anno di Covid-19

L’ultima survey di Pwc mostra come la pandemia abbia marcato una soglia netta tra consumatori che lavorano da casa e quelli che non lo fanno, tra più giovani e anziani, tra chi da priorità alla salute e chi non lo fa e tra chi vive in Oriente e chi in Occidente. Ecco quali sono e come segneranno il futuro dei consumi

I consumatori: le differenze dopo un anno di Covid-19

A un anno dall’esplosione della pandemia da Covid-19, i consumatori stanno reagendo alla crisi economica e ai cambiamenti che si sono manifestati nel commercio e nei consumi in modo molto netto. Il Global Consumer Insights Pulse Survey della società di consulenza internazionale Pwc del marzo 2021, mostra a livello globale delle linee di continuità ma soprattutto delle linee di demarcazione fra tipologie diverse di consumatori che annunciano modelli nuovi di comportamento che segneranno le epoche future.

Ecco quali sono: 

  • i consumatori che lavorano principalmente da casa rispetto a quelli che lavorano fuori casa; 

  • i consumatori più giovani rispetto a quelli più anziani; 

  • i consumatori che danno priorità alla salute e alla sicurezza rispetto a quelli che non sono così attenti;

  • i consumatori della regione Asia-Pacifico rispetto a quelli di altre regioni. 


GLI ELEMENTI COMUNI

Ad accomunarli tutti ci sono tuttavia delle tendenze trasversali. Il negozio, per esempio, resta per tutti il canale preferito per lo shopping quotidiano o settimanale. Tuttavia, lo shopping da smartphone continua a crescere costantemente e i consumatori chiedono sempre più una consegna veloce e affidabile.

Il tema riguarda da vicino anche i social network. Più di un terzo dei consumatori a livello globale afferma di cliccare attivamente sulle pubblicità che trova sui social di riferimento, rendendo chiare le opportunità di marketing digitale per i brand.

Packaging
Credit: GettyImages

Inoltre, sempre a livello globale e solo per quanto riguarda gli acquisti di generi alimentari, i consumatori affermano di essere disposti a pagare un sovrapprezzo per cibi più sani, prodotti locali e imballaggi sostenibili, indipendentemente dal fatto che stiano acquistando online o in negozio (in Italia questa sensibilità ancora non c’è come vi avevamo spiegato in questo articolo).

Insomma, i consumatori sono ovunque (nei negozi, sulle app, sui siti web e sugli annunci dei social media) e la sfida per le aziende è proprio quella di incontrarli ovunque si trovino.

Detto questo, esistono quattro aree in cui stanno emergendo delle biforcazioni molto chiare che potrebbero annunciare modelli di consumo diversi e a lungo termine.

1. L'EFFETTO ZOOM

I comportamenti di chi lavora da casa e di chi invece si reca ancora in ufficio, in base a quanto emerso dallo studio Pwc, differiscono profondamente gli uni dagli altri. Se gli smart worker nel mondo sono generalmente più istruiti e benestanti e più propensi ad aumentare la loro spesa in tutte le categorie di prodotti utilizzando i canali online, i lavoratori “tradizionali” spendono meno e comprano soprattutto in negozi fisici. Inoltre non badano troppo alla sostenibilità, cosa a cui tengono molto invece gli smart worker.

2. IL DIVARIO GENERAZIONALE

Il rapporto Pwc mostra come gli acquirenti della Generazione Z e i Millennials siano più propensi a fare acquisti quotidiani o settimanali utilizzando il loro telefono cellulare rispetto ai boomer, una tendenza insita nella differenza generazionale, ma che si è accentuata.

Quello che è però interessante, è che i giovani credono che spenderanno di più nei prossimi sei mesi rispetto a quanto hanno speso in precedenza. E questo in tutte le categorie di prodotti, compresi i viaggi, la moda e la ristorazione.
Ciò non significa più frivolezza, al contrario: significa ottimismo, con la costante di avere una maggiore attenzione al prezzo rispetto ai boomer. Più si invecchia meno si da importanza al costo del bene. Per esempio, più i consumatori sono anziani, più è probabile che siano disposti a pagare per i prodotti etici e sostenibili: lo afferma il 38% dei Baby Boomer e il 44% dei consumatori della Greatest Generation rispetto al 33% dei consumatori della Generazione Z.

Naturalmente questo non significa che i consumatori più giovani non si preoccupino della sostenibilità; significa solo che i consumatori più anziani sono pronti a pagare un premio per la sostenibilità.

3. IL CONSUMATORE COSCIENZIOSO

Alla domanda “Nel clima attuale, quali dei seguenti elementi sono importanti per lei quando fa acquisti in negozio?” il 23% del campione a livello globale ha indicato come prima e seconda scelta le “maggiori misure di salute e sicurezza”.


LEGGI ANCHE: Covid e salute, cosa è cambiato nei consumi


Queste persone fanno meno acquisti in negozio in tutte le categorie di prodotti, preferiscono l’online e sono anche significativamente più disposti a pagare un premio per opzioni di acquisto più sane, locali ed ecologiche.
Una sorta di “platea coscienziosa” che sta anche pianificando una vita più “casalinga” rispetto al resto della società globale.

4. DIFFERENZE EST-OVEST

Se si confrontano i consumatori dell’area Asia-Pacifico rispetto a quelli del mondo Occidentale, emerge la maggiore propensione dei primi ad acquistare spesso attraverso i canali online tutte le categorie di prodotti, anche quella alimentare per la quale il contatto diretto è sinonimo di maggiore garanzia di qualità e di sicurezza.

Secondo gli analisti di Pwc questo sta accadendo perché nei Paesi orientali il Covid-19 è stato vinto prima che in occidente e dunque i consumatori stanno via via abbassando la soglia di guardia in termini di sicurezza. Questo, a cascata, potrebbe accadere anche in Occidente.

Allo stesso tempo, in Oriente i consumatori continuano a essere più impegnati nelle questioni ESG. Un dato che stride molto con l’agenda messa in campo dai governi occidentali ma poco interiorizzata dai cittadini degli stessi Paesi.

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