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  • 19 Aprile 2024
  • Ultimo aggiornamento 16 Aprile 2024 12:31
  • Milano

Casa ed efficienza energetica: l’Italia si sta dando da fare

Secondo la survey Agos Insights in molti percepiscono la necessità di migliorare l’efficienza energetica ma conoscono poco gli aspetti tecnici e le normative in vigore. Dobbiamo però essere ottimisti. Ecco il perché.

Casa ed efficienza energetica: l’Italia si sta dando da fare

La seconda edizione della survey Agos Insights (2023) indica come molti italiani percepiscono la necessità di migliorare l’efficienza energetica delle proprie casa soprattutto per questioni di risparmio futuro. Ma conoscono poco gli aspetti più tecnici delle classi energetiche e le normative in vigore, soprattutto quelle europee che renderanno ancora più stringente il bisogno di fare passi avanti in tal senso. Il motivo? Lo abbiamo chiesto a uno dei massimi esperti del settore.

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A molti potrà sembrare una sorpresa, ma in Italia negli ultimi anni si è lavorato molto per ridurre le emissioni di Co2 degli immobili in cui si vive e lavora ed è diventato uno dei Paesi più virtuosi in Europa.
Lo dicono numerosi dati dell’Enea: in otto mesi (agosto 2022 – marzo 2023) sono stati risparmiati circa 10 miliardi di m3 di gas metano, pari al -18% di consumi medi negli ultimi 5 anni. È una diminuzione leggermente superiore a quella della media UE (-17,7%).

Si tratta di un risparmio che supera di circa il 20% gli 8,2 miliardi di m3 previsti, fissati dal Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, e sostenuto da importanti campagne di sensibilizzazione condotte dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (in collaborazione con Enea).

Nonostante questo, è altamente probabile che le persone non conoscano il dato “tecnico” relativo alla classe di appartenenza del proprio immobile soprattutto se di vecchia costruzione o se non è stato oggetto di compravendita nel periodo più recente. Un paradosso? Non proprio.

GUARDARE AL FUTURO CON OTTIMISMO

Per differenziare le classi energetiche vengono usati degli indicatori che vanno da A4 (che indica la più performante) a G (la meno performante). Più la classe energetica è bassa, maggiori saranno i consumi dell’abitazione. Se è diffusa una certa sensibilità sul tema del risparmio energetico, lo è meno la conoscenza sui singoli valori delle classi. Ma la situazione non potrà che cambiare in meglio.

Per gli appartamenti compravenduti negli ultimi anni o per quelli di nuova costruzione, è ormai obbligatorio presentare al notaio l’attestato di prestazione energetica. Questo sta portando inevitabilmente a una maggiore consapevolezza. Si vede anche dai dati. L’indagine Istat del 21 giugno 2022, effettuata sui consumi energetici delle famiglie nell’anno 2021, ci dice che in Italia il 61% delle famiglie ha in casa doppi o tripli vetri. Ancora: le lampadine a risparmio energetico sono presenti ormai nell’80% delle abitazioni.

E nei prossimi mesi il livello di consapevolezza sulla casa e la classe energetica migliorerà ancora, perché le azioni di comunicazione stanno aumentando e le campagne di sensibilizzazione contro lo spreco e l’importanza di attivare lavori di efficientamento energetico saranno sempre più incisive e diffuse.

NORME NAZIONALI ED EUROPEE

Dobbiamo anche considerare che le leggi presenti in Italia sono molto all’avanguardia. Le case nel momento in cui vengono ristrutturate o costruite da zero devono rispettare limiti molto stringenti sia per quanto riguarda i sistemi di riscaldamento, sia per la protezione delle pareti, fino alla natura degli infissi.

Le nostre analisi di cui annualmente diamo conto nei rapporti che pubblichiamo confermano che, nonostante alcuni rallentamenti nell’ultimo biennio, le misure a sostegno dell’efficienza energetica nei settori produttivi e nel settore degli edifici hanno contribuito fortemente a conciliare l’impulso alla competitività con il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e transizione ecologica.

Certo il lavoro da fare è enorme, soprattutto in previsione dell’approvazione della EPBD, la Direttiva Europea sulle Prestazioni Energetiche degli Edifici, più conosciuta come “Direttiva case green” che vuole garantire che il consumo medio di energia primaria dell’intero parco immobiliare residenziale sia almeno equivalente alla classe energetica D entro il 2033.

Se si considera che circa il 40% del consumo energetico europeo è dovuto agli edifici, causa del 36% dell’emissione di gas nocivi, salta subito all’attenzione di tutti quanto sia importante questa normativa. Tanto che tutti gli Stati membri stanno già da tempo contribuendo al conseguimento del suo obiettivo con i Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (l’italiano PNIEC).

UN LUNGO CAMMINO

Lo sforzo richiesto all’Italia è molto alto, perché il 74% di edifici ha una classe energetica inferiore alla D. Bisognerà dunque intervenire trovando gli strumenti di agevolazione adatti.

Gli italiani conoscono ancora poco la Direttiva Europea sulle Prestazioni Energetiche degli Edifici, anche perché se ne parla in maniera troppo superficiale. La normativa sta per entrare ora nell’ultima fase del processo legislativo durante il quale Parlamento e Consiglio europei proverranno a trovare un accordo, grazie alla mediazione della Commissione Europea.

Ma servirà del tempo.
E tempo servirà poi anche per tradurla in fatti concreti.
Il ruolo della politica sarà centrale. L’attuazione dovrà affrontare aspetti di natura pratica molto complessi, quali ad esempio quelli economici e finanziari, quelli connessi all’insufficiente numero delle imprese e dei professionisti per attività su interventi di così larga scala, quelli legati all’approvvigionamento delle materie prime e dei componenti finiti.
Questo non significa attenuare il grado di ambizione dei nostri obiettivi ma scandire tappe di avvicinamento attuabili.
La strada segnata è quella giusta.

contributor
Nicolandrea Calabrese è il Responsabile del Laboratorio efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano del Dipartimento Unità per l'efficienza energetica dell'ENEA

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