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  • 26 Novembre 2022
  • Ultimo aggiornamento 23 Novembre 2022 11:51
  • Milano

Non c’è sostenibilità senza comunicazione: il dialogo (necessario) tra brand e consumatori

Solo il 15% dei manager considera efficace la comunicazione che la propria azienda attua, in termini di sostenibilità, verso i consumatori e i clienti finali. Ma il 67% di questi ultimi è spaventato dal cambiamento climatico e vuole fare di più. I dati dell’ultimo osservatorio Euromonitor International

Non c’è sostenibilità senza comunicazione: il dialogo (necessario) tra brand e consumatori

Parola d’ordine: sostenibilità. Mai come in queste settimane di temperature anomale che stanno sconvolgendo molti paesi europei tra cui l’Italia, torna l’emergenza legata al tema del cambiamento climatico e, più in generale, della sostenibilità ambientale. Un tema sempre più sentito dai consumatori e dalle aziende che a queste esigenze devono saper rispondere.

Ma cosa è cambiato negli ultimi anni e come può il mondo produttivo posizionarsi al meglio convincendo i consumatori ad andare realmente incontro alle loro esigenze?
Nel 2019 l’87% delle aziende definiva la sostenibilità come una serie di attività volte alla protezione dell’ambiente.
Nel 2020 la percezione era già cambiata e il 59% metteva le persone davanti alle cause ambientali.
Nel 2022 il 62% delle imprese a livello globale ha dichiarato di avere come obiettivo quello di dare priorità ai criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nella propria azienda, allargando dunque il campo di azione.

riciclo
Credit: GettyImages

Ma c’è di più: guardando in prospettiva verso i prossimi cinque anni le aziende dichiarano che investiranno prevalentemente in prodotti sostenibili (80%), nel riciclo e nell’attivazioni di programmi di welfare per i dipendenti (75%), nell’accesso a fonti sostenibili (74%), in nuove forme di energia verde (68%).
In particolare, nel definire i prodotti sostenibili in fase di sviluppo, l’attenzione delle imprese è su prodotti che siano a basso impatto ambientale (69%) e con un packaging green (66%), carbon neutral (57%) o con fonti sostenibili (56%), a base vegetale (49%), a scarso uso di acqua (39%) senza componenti chimiche (34%).

I dati vengono da un’ultima indagine di Euromonitor International (aggiornata a maggio) dal titolo “How to Attract and Win Customers with sustainable products”.

DIALOGO TRA AZIENDA E CONSUMATORE

Secondo le rilevazioni raccolte a livello globale, oggi l’85% delle imprese definisce come approccio sostenibile la capacità di ridurre l’impatto delle proprie scelte sull’ambiente, a cui segue (63%) raggiungere gli obiettivi ESG o dare loro una priorità (62%), il risparmio energetico nella produzione (58%), il sostegno alle comunità locali (52%).

Solo il 37% dei manager afferma che le proprie aziende investono nell’educazione dei consumatori affinché cambino il proprio atteggiamento nei confronti dell’ambiente. Una scelta dettata dal fatto che oggi a livello globale, secondo l’Euromonitor Internazional Voice of the Consumer, circa il 67% dei consumatori si dice spaventato dal cambiamento climatico e il 58% pensa di poter fare la differenza in modo attivo.

Per i consumatori è l’abuso della plastica uno dei temi più importanti e sentiti per aiutare l’ambiente (56%) seguito dalla riduzione degli sprechi alimentari (55%), dall’attivazione di politiche di riciclo (53%), dal fare uso di packaging sostenibile (44%) al ridurre il consumo di energia (43%) o dell’acqua (42%) fino al minor consumo di carne (30%) a causa dell’elevato impatto ambientale degli allevamenti intensivi.

IL BISOGNO DI UN LINGUAGGIO EFFICACE

Premesso questo, cosa possono fare le aziende per andare verso queste esigenze dei consumatori? Prima di tutto migliorare la loro comunicazione.

Credit: GettyImages

Manca ancora un linguaggio capace di arrivare davvero fino al consumatore finale, se si pensa che solo il 15% dei manager intervistati considera efficace la comunicazione che la propria azienda attua, in termini di sostenibilità, verso i consumatori e i clienti finali.

Educare e spiegare non solo i reali vantaggi della produzione sostenibile, ma anche i costi e cosa c’è di diverso in questo tipo di produzioni e di lavorazione, potrebbe forse aiutare a superare uno scoglio ancora molto importante, ovvero
la mancata disponibilità dei consumatori nel pagare di più (a parità di prodotto) in nome della sostenibilità.

Un interessante mappatura a livello globale contenuta nel report di Euromonitor mostra come solo in Danimarca, Canada, Germania, Belgio, Svezia, Singapore, Olanda e Francia si trova la situazione ottimale in cui i consumatori a fronte di un reddito disponibile più alto e di una maggiore disponibilità di spesa, abbiano anche una propensione positiva all’acquisto di prodotti con un’indicazione di sostenibilità maggiore e più cari. L’Italia è vicina a questo traguardo ma ancora non lo ha raggiunto.

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