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  • 24 Novembre 2020
  • Ultimo aggiornamento 24 Agosto 2020 09:03
  • Milano

Gestione del budget famigliare: oggi c’è più attenzione

La situazione post lockdown impone cautela nelle spese e nella pianificazione futura. Così l’Osservatorio Nomisma-Crif mostra come il 60% degli italiani voglia monitorare entrate e uscite

Gestione del budget famigliare: oggi c’è più attenzione

Una maggiore consapevolezza nella gestione del budget familiare, più di quanto non sia avvenuto durante la crisi precedente, quella del 2008.

È questa una delle note positive che possiamo fare nostre dopo il lockdown, ora che la ripartenza ha ormai realizzato il suo mese di rodaggio e che già si guarda all’autunno come periodo-banco di prova per calcolare gli effettivi danni economici di quanto accaduto fino a oggi.

IL MONITORAGGIO

L’Osservatorio “The world after lockdown” realizzato da Nomisma e CRIF su un campione di mille italiani responsabili degli acquisti (18-65 anni) e volto ad analizzare l’impatto del lockdown sulle vite dei cittadini, aveva restituito a metà giugno dati che mostravano un aumento della sensibilità verso questi temi.

Il tutto è dovuto in parte ai primi effetti economici portati dall’epidemia, in parte ai timori che attendono di essere confermati o smentiti nei prossimi mesi.
Nell’Osservatorio infatti poco più di un terzo degli italiani si è dichiarato in apprensione pensando alla situazione finanziaria della propria famiglia a dicembre, tanto che per più del 60% è molto importante poter monitorare le proprie entrate e uscite e capire quanto si sta risparmiando e spendendo mentre per più del 50% è importante la pianificazione delle spese e la definizione di obiettivi di risparmio.

LA CAUTELA PER I PRESTITI

L’atteggiamento è dunque cautelativo. Lo dimostra anche il fatto che nel merito della gestione dei finanziamenti in corso solo il 6% delle famiglie con un mutuo prima casa in corso ha richiesto la sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti, ma c’è un altro 15% che sta valutando di farlo nei prossimi mesi.

Solo il 4% di chi ha invece un prestito in corso, con rate dunque più contenute, dichiara di aver già richiesto la sospensione delle rate ma il 21% non esclude di richiedere l’attivazione della procedura nei prossimi mesi.

PER COSA SI DECIDE DI SPENDERE

Quanto alle nuove domande di prestiti, il lockdown ha spento le velleità del 6% degli italiani interessati, mentre il 9% dichiara di aver deciso di rimandare la richiesta di qualche mese. Il 3%, invece, ha deciso di procedere comunque con la stipula di un prestito come programmato.

C’è poi un 10% che post lockdown ha valutato di chiedere un nuovo finanziamento che non aveva pianificato in precedenza.

“Nel dettaglio, il 24% sta già pensando di richiedere l’accesso ai vantaggi legati all’Ecobonus 2020 per gli interventi di efficientamento energetico di case e palazzi, mentre il 12% è orientato verso il Sismabonus 2020 per gli interventi di messa in sicurezza antisismica” si legge nella nota dell’Osservatorio.

“Chi deciderà di ricorrere a un finanziamento per sostenere l’acquisto di beni e servizi pensa di farlo principalmente per spese impreviste causate dell’emergenza sanitaria (30%), spese mediche o dentistiche (29%), manutenzione/ristrutturazione casa (26%), esigenze di maggiore liquidità (26%), l’acquisto di un’auto (17%)”.

I FIGLI AL PRIMO POSTO

Si guarda dunque alle necessità più impellenti mentre si rimanda a momenti di maggiore certezza per altri tipi di spese come quelle per esempio destinate al tempo libero e allo svago.

Dall’Osservatorio infatti risulta che per salvaguardare i risparmi della propria famiglia il 21% degli italiani ridimensionerebbe il budget destinato a viaggi e vacanze, mentre il 20% quello relativo a ristoranti e consumi fuori casa.

Ci sono però alcuni ambiti dove le famiglie non sono disposte a scendere a compromessi: è il caso della baby-sitter e dell’educazione dei figli (rispettivamente solo l’1% e il 2% delle famiglie ridurrà queste voci di spesa).

Ilaria Molinari
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Giornalista, digital addicted, lavora sui contenuti per dare qualità ai prodotti editoriali che segue. Perché oggi più che mai la qualità di ciò che si racconta fa la differenza

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