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  • 14 Dicembre 2019
  • Ultimo aggiornamento 12 Dicembre 2019 13:47
  • Milano

Cibo per animali domestici: la spesa degli italiani

Il consumo di alimenti per cani e gatti cresce ogni anno: secondo il rapporto Assalco-Zoomark nel 2018 sono stati spesi oltre 2 miliardi di euro. Cresce l’e-commerce

Cibo per animali domestici: la spesa degli italiani

Gli italiani amano gli animali domestici, ne posseggono molti e per loro sono disposti a spendere anche cifre importanti.
Secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto Assalco-Zoomark, infatti, in Italia nel 2018 erano presenti oltre 60,2 milioni di animali “d’affezione” (dati Euromonitor) in un rapporto di sostanziale parità con il numero di cittadini. E per loro, nel 2018, sono stati spesi 2,082 miliardi di euro in prodotti per l’alimentazione, pari a un totale di 565.136 tonnellate vendute.

UN MERCATO IN CRESCITA

Per lo più si tratta di prodotti per pesci (30 milioni di esemplari), uccelli (12,8 milioni), gatti (7,3 milioni), cani (7 milioni) e, infine, piccoli mammiferi e rettili (rispettivamente 1,8 e 1,3 milioni).

Circa il 39% degli italiani (20,3 milioni di persone) ha un cane e/o un gatto in famiglia a cui si dedica, con una maggiore popolarità dei cani (in casa di 5,9 milioni di famiglie, pari al 27,1% del totale) rispetto ai gatti (4 milioni di famiglie pari al 18,3% del totale).

Per loro vengono acquistati moltissimi prodotti per l’alimentazione e il mercato di consumo di questi beni vede incrementare il suo fatturato di anno in anno: all’interno del più ampio settore food, nel 2018 è cresciuto dell’1,5%, molto di più rispetto allo 0,1% con cui si è sviluppato il largo consumo confezionato.

VINCE LA QUALITÀ

Ma c’è di più. La scelta dei beni da consumare si sta spostando sempre di più verso i segmenti di maggiore qualità.

Il 2018 infatti ha segnato un moderato incremento dei prezzi dei prodotti acquistati, legato soprattutto al fatto che i consumatori sono sempre più interessati ai prodotti premium, alimenti dietetici e che cavalcano i trend emergenti (bio, naturali, prodotti con materie prime selezionate, light…).

IL DOMINIO DELL'E-COMMERCE

L’e-commerce, che resta il canale più dinamico per l’acquisto di beni e servizi con una crescita che continua ad essere a doppia cifra, è diventato un canale privilegiato anche per l’acquisto di alimenti per cani e gatti.

Accanto agli operatori specializzati, infatti, si assiste allo sviluppo delle vendite on line degli operatori generalisti (gruppi della gdo e Amazon).

Il fatturato sviluppato nel 2018 da questo canale di vendita è stato di 8,3 milioni di euro: nonostante rappresenti ancora una quota minoritaria rispetto al valore complessivo delle vendite (pesa per lo 0,4% sul totale fatturato del pet food), il tasso di crescita con cui si muove è interessante: è praticamente raddoppiato in un anno.

Nel 2018, infatti, il giro d’affari sviluppato dalle vendite on line degli operatori generalisti (gdo e Amazon) è diviso al 54,6% in alimenti per gatti e al 45,4% in alimenti per cane e per entrambi si è registrato il raddoppio del fatturato complessivo.

GLI ALTRI CANALI DI VENDITA

Gli altri canali di vendita sono:

  • il grocery: ipermercati, supermercati, discount, piccoli negozi, assorbono il 55,3% del fatturato complessivo del pet food e il 73,7% dei volumi;

  • le catene di settore: i punti vendita specializzati nella vendita di alimenti e articoli per animali (circa 690) dotati di una struttura organizzata con almeno 7 punti vendita di proprietà, assorbono l’8,9% dei volumi e il 13,8% dei valori con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente;

  • i petshop tradizionali: sono circa 4.960 punti vendita in Italia e rappresentano il principale canale di vendita. Sebbene coprano solo il 17,4% dei volumi (che corrispondono a 98.143 tonnellate di prodotto), generano il 30,9% dei valori (642,7 milioni di euro di fatturato) in linea con l’anno precedente.
Ilaria Molinari
administrator
Giornalista, digital addicted, lavora sui contenuti per dare qualità ai prodotti editoriali che segue. Perché oggi più che mai la qualità di ciò che si racconta fa la differenza

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